Cronache del dopovirus

Posted: 10/03/2020 in Uncategorized

Si risvegliò di colpo, e di colpo realizzò che si era addormentato di nuovo senza accorgersene.

Stanco. Sono stanco. Ormai mi si spegne il cervello prima che si chiudano gli occhi. Non sono affidabile, non più.

Raccolse lo zaino, controllò di aver chiuso bene i lacci.

L’ultima volta ho perso due barattoli di cibo per cani, accidenti a me.

Con un ultimo sforzo si mise in piedi, usci da quello che restava del supermercato e si ritrovò nel posteggio.

Mi gira la testa. Devo mangiare qualcosa ma non adesso, non prima di essere arrivato a casa.

Solo, nell’enorme posteggio dove ormai l’erba aveva avuto la meglio sull’asfalto, dove poche auto con gli pneumatici sgonfi e i vetri rotti attendevano pazienti un guidatore che non sarebbe più arrivato. Solo.

Mi ricordo che posteggiavo sempre qui, in questo punto più stretto degli altri dove nessuno si metteva per paura di rigare la macchina; io ci entravo di muso, di misura, e li fregavo tutti, a un passo dall’ingresso a un passo dalle casse. Le casse ahahahah, quando per uscire con la spesa dovevi pagare. Adesso non paga più nessuno. Beh, non c’è neanche più la spesa.

Strascicando i piedi nelle scarpe rotte, attraversò tutto il posteggio e si infilò nel boschetto, seguendo un sentiero che solo lui vedeva.

Sono davvero stanco, meno male che tra un po’ sono a casa perché non ce la faccio più.

Il sentiero serpeggiava fino a una piccola radura, dov’era montata una tenda, tutta di sghimbescio, piena di toppe, bisunta e con la cerniera rotta. “Sono a casa! Bambini! Anna!” gridò. Nessuno rispose. “Anna!! Bambini! Ho portato da mangiare!! Un barattolo di minestra tutto intero e delle crocchette!”

Ma dove sono finiti, io sono stanco e sto morendo di fame. Ah, eccovi qui, vi eravate nascosti di nuovo…e io che ci casco sempre! Venite a mangiare, dai, avrete fame. Ah, non ne volete? Va beh io mangio un boccone e poi andiamo a dormire.

Sgranocchiò qualche crocchetta, conservando il barattolo di minestra per l’indomani. Mentre masticava, gli si chiudevano gli occhi, e se chiudeva gli occhi pensava al passato, alla spiaggia, al mare, ai viaggi, a quel messaggio alla televisione che aveva fatto ridere tutti, alla gente che usciva di casa lo stesso, alle feste, ai ristoranti pieni. E poi agli ospedali, pieni. E poi agli ospedali, vuoti.

Basta brutti pensieri, poi non riesco a dormire. Venite qui, bambini, che vi racconto una favola. Ecco, tu mettiti qui…così, e tu qui vicino, così ti posso abbracciare. Anna!! Io faccio dormire i bambini, poi vengo a letto. Allora, questa è la storia….

Si addormentò molto prima di finire la frase, e mentre si rigirava nel sonno, il piccolo cranio ormai senza capelli rotolò giù per il sentiero, e si fermò contro un ramo, proprio vicino all’altro scheletro. Anna, che era andata a letto molto tempo prima, ormai.

Italia, primavera 2021.


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