Brugole e pellicce

Posted: 12/03/2020 in Uncategorized

È fatta. Dimostrando ancora una volta che gli Italiani non sono secondi a nessuno, tantomeno ai Cinesi, è stato emanato il Decreto dei Decreti, che sulla carta viene definito più o meno dappertutto come “La Chiusura Totale”, una definizione che non riesce a non farmi tintinnare nel cervello una “Endlösung/Soluzione Finale” di hitleriana memoria.

E definitivo e hitleriano, sulla carta, si prospettava il Decreto. Tutto chiuso, tranne farmacie e alimentari; poi basta. Tutto il resto barricato, sbarrato, chiuso, terminato fino a data da destinarsi. Poi OK, non abbiate paura che i viveri finiscano, perché i trasporti non si fermeranno.

Ah cazzo ma per trasportare la merce ci vogliono i camion, che vanno a gasolio…quindi almeno i distributori lasciamoli aperti; e i camionisti? Mangeranno qualcosa, anche se solo negli autogrill, quindi chiudiamo bar e ristoranti ma lasciamo aperti quelli negli autogrill. E negli aeroporti. E nelle stazioni, via.

Mettiamo però che, tornato a casa, il camionista puzzi di sudore come un cinghiale, e il deodorante sia finito. Vogliamo fargli compromettere il matrimonio? Non è meglio lasciare aperti i negozi di sapone, deodorante, shampoo, articoli di bellezza, scrub, maschere rilassanti ed elastici per capelli? E quella camicia stropicciata con cui avrà fatto almeno 4.000 chilometri, tutta macchiata? Va beh dai, lasciamo aperte le lavanderie.

Mettiamo che, da qualche parte in un’altra casa a vostra scelta, nella notte un rubinetto inizi a perdere, e la moglie svegli il marito prendendolo a piedate nella schiena. Lui si alza sbuffando, capisce cos’è successo e cerca nella dispensa una chiave a pappagallo, che appena afferrata si spacca in due: un pezzo rimbalza sul lavabo e rompe lo specchio, un altro cade a terra e fa un buco nel parquet. Come facciamo? Possiamo aspettare fino a fine marzo per rimediare, mettendo il marito di fronte all’ira funesta della moglie? Naaaaa…meglio lasciare aperte ferramenta, rivendite di vetri, pavimenti e sanitari, no?

Chiudono i bar e ristoranti e attività di ristorazione in genere, ma i panifici restano aperti. Se però hai una focacceria dove produci pizze, focacce e torte salate devi restare chiuso; e non vale che impasti tre panini, non c’è verso. Non sei censito come panificio, chiuso. Chiuso il discorso e chiuso tu. Ma le mense aziendali restano aperte. Ma la focacceria per cui paghi affitto bollette Tari Tasi Imu Irpef Iva licenza bolli deve chiudere.

Anche i negozi di abbigliamento restano chiusi, ma i fruttivendoli no; quindi se non trovi più mutande non puoi andarle a comprare, però ti puoi mettere davanti una foglia di fico, che quando è sporca puoi lavare perché le lavanderie sono aperte. Come le farmacie e le parafarmacie, e qui siamo a posto. Ah, e puoi comprare un frigo, un computer, un cellulare, una radio ricetrasmittente, lampade, pile, giornali e riviste, un criceto, del kerosene per riscaldamento, del mangime per tori, un maiale vivo, aprire un conto in banca, stipulare una polizza, investire denaro in fondi o titoli, farti rimettere a posto la pelliccia e perfino scegliere una bara in mogano per la nonna. E una brugola del 2. Ma la focaccia no, a meno che non la venda il panificio.

Tutto ciò è bellissimo, se solo si potesse uscire di casa. E il ragazzo delle pizze, quando gli chiedi se hanno brugole del 2, ti guarda come se fossi pazzo.

E non lo sa, che ti manca tanto così per diventarlo.

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