…Gradisce una brioche?

Posted: 05/03/2020 in Uncategorized

Tornando al discorso “bar”, un bar non può chiamarsi bar se al mattino non offre in bella vista una selezione sibaritica di brioche, cornetti, pain au chocolat, sfogliatine, strudelini e altre leccornie concepite da menti malate e sicuramente non diabetiche.

Meglio poi se tali tentazioni lipidiche sono esposte con cura in vetrinette riscaldate che, sulla carta, dovrebbero mantenere la fragranza del prodotto più a lungo, consentendo nel contempo (deliziosa allitterazione, non trovate?) di consumarlo tiepido.

Ma, perché almeno un “Ma” c’è sempre, esistono moltissime categorie di brioche, e non tutte goduriose. Per esempio, tutta la famiglia delle “congelate” presenta un sacco di problemi: il barista le tira fuori dal congelatore, le infila in un fornetto ventilato (di norma offerto gratuitamente dall’azienda delle brioche) e dopo pochi minuti le espone, calde e fragranti, nella vetrinetta. Fragranti, ma TROPPO calde: se le consumi subito, l’eventuale ripieno (marmellata di frutti alieni, finto miele senza miele, cioccolato dalla provenienza irrintracciabile) a temperatura da fonderia ti invade la bocca e continua a torturarti finché non ti ha causato il distacco delle mucose. Sul pavimento dei bar che offrono brioche congelate non è raro trovare avventori morti di dolore, o che ancora si contorcono mentre le loro papille vengono carbonizzate con metodo.

Se sei fortunato, hai un lasso di tempo di dieci minuti in cui la brioche è calda, friabile ed edibile senza conseguenze (a parte l’apporto calorico indegno). Trascorsi questi minuti, il prodotto si accascia lentamente sul pavimento della vetrinetta, diventa molle e il gusto assume quella nota di burro scadente rancido che ti si ripresenterà per tutto il giorno sotto forma di bruciori di stomaco e bocca grassa e bisunta. La marmellata, il finto miele e la cioccolata si induriscono, e alla fine l’esperienza organolettica, è il caso di dirlo, ti lascia l’amaro in bocca.

Altri bar comprano le brioche da pasticcerie logisticamente comode, e non ne fanno mistero, annunciando questa prerogativa con fior di cartelli “Qui brioche di pasticceria” come a far presagire al cliente che per questi dolci pagherà un prezzo salato, o comunque più salato del normale. E siccome queste leccornie costano al barista sicuramente più di quelle congelate, se al termine della giornata ci fosse qualche prodotto invenduto, COL CAZZO che il barista getterà via tutto nell’umido: lascerà il prodotto nella vetrinetta, certe volte anche per giorni, a mo’ di Luisona del Bar Sport, finché un cliente ignaro e occasionale non si lascerà tentare da “Qui brioche di pasticceria” e consumerà la salma lievitata assicurandosi come minimo un attacco di colite.

Il terzo caso è quello dai locali che producono in proprio le brioche, che di norma sono ottime, fragranti, di bella presenza, con ripieni di qualità e, purtroppo, con una scelta adatta a tutte le esigenze, anche quelle più in voga, anche quelle più improbabili. In un bar “del terzo tipo” vicino al mio ufficio al mattino fanno bella mostra di sé decine di tipi di brioche, tra cui un paio per celiaci, due modelli per vegani senza grassi animali, uno per vegani celiaci (probabilmente a base di cartone) e uno – ORRIBILE – per vegani celiaci rompicoglioni con problemi di aerofagia: un cornetto NERO come il carbone che contiene, triste, raggrinzito…a voler essere onesti (e volgari) sembra già uno stronzo, una brioche che – seppur ancora esposta – pare aver attraversato lo Stige intestinale un paio di volte, venendo digerita metabolizzata cagata e rimessa a posto.

Ed entro le 9, tutte le brioche “anomale” (la cui “morte loro” è venire consumate sorseggiando un buon cappuccino d’orzo con latte di soia) sono già sparite dalle vetrinette, dove ancora occhieggiano insani ma buonissimi cornetti con crema di pistacchio, crema di mandorle, Nutella, miele vero e ripieno a scelta. Il che fa riflettere sull’identikit del consumatore medio.

Ma non è questo il momento per riflettere; il treno sta per arrivare a destinazione, e devo correre al bar prima che qualche imbecille mi porti via l’ultima brioche ai germi di grano con semi di papavero e miele vergine della Cambogia…che pucciata nel latte di capra tiepido macchiato ginseng voi non sapete che cosa vi perdete.

Ah, e non contiene olio di palma.

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